
Undici Lune è il testo scritto in occasione della mostra di maschere teatrali, maschere di pietra e maschere d’aria – dipinti- realizzata a Scilla in occasione della sessione dell’Università del Teatro Eurasiano nel giugno 1999.
Volevo iniziare a scrivere questa nota citando una frase di Jerzy Grotowski: alla domanda di Eugenio Barba su quale fosse la forma d’arte più simile al teatro aveva risposto secco « la scultura». Questa affermazione, letta in “Per un teatro povero”, quando iniziavo ad occuparmi di teatro, mi aveva colpito per il fatto che non era commentata in alcun modo e perché il mio interesse principale, per il quale avevo studiato fin da ragazzino, era proprio la scultura. Ma quando sono andato a verificare, non ho più ritrovato il frammento ed ho iniziato a pensare di essermelo inventato, di averlo creduto vero. Avevo impiegato tutti questi anni per cercare di capire il perché ed ora che c’ero riuscito non era più vero?
Non importa chi lo abbia detto, o se lo abbia detto qualcuno importante, ora, che ho capito il perché, posso affermare che la forma d’arte più simile al teatro è certamente la scultura, e quindi la forma d’arte più simile alla scultura è il teatro. Innanzi tutto vorrei portare sullo stesso piano la maschera1 e la marionetta 2, in fondo la marionetta non è altro che una maschera, portata in modo diverso da quelle tradizionali, ma pur sempre una maschera.
La tesi fondamentale è che tra un attore di carne ed uno di pietra corre una forte analogia: l’attore di pietra ha sicuramente una capacità astrattiva maggiore e la sua performance non e temporanea, quello di carne non è costretto all’immobilità e inoltre può cantare e ballare e parlare. Non è che uno abbia vantaggi su l’altro, sicuramente, unendoli si ottengono risultati interessanti.
L’equilibrio di lusso ed il corpo dilatato di un attore sono sostanzialmente identici a quelli di una scultura, anche astratta, a quelli di una marionetta a quelli di una maschera.
La forza di astrazione della maschera, la sua drammaturgia, ha permesso che mi riappropriassi della figura umana, nelle mie sculture, cosa che da tempo avevo abbandonato per l’incapacità di superare il rischio della descrizione.
Undici maschere dipinte, piatte e colorate per attori di aria; undici maschere da teatro, di legno e di cuoio, antiche e moderne, per attori di carne; undici maschere di pietra, arcaiche e persistenti, per attori di pietra.
Undici drammaturgie per undici lune… una manca!
In Undici Lune drammaturgia e figure si intersecano.
Un filo le avvolge: è il filo dell’assenza, un filo che avvolge costantemente la storia della nostra terra, la storia dei buchi lasciati dai terremoti, delle persone partite per una terra lontana, della terra di casa per chi è partito, di un pescatore sparito tra le onde, di un pesce spada a cui hanno ucciso la compagna.
Fabio Butera
1 Le maschere possono essere anche di carne (vedi ad esempio Akropolis): cambia solo la “materia prima “ ma le iconografia rimane sostanzialmente identica.
2 Con il termine marionetta, per brevità, intendo anche i burattini.
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